Il progetto Ambarabà è un’iniziativa creata da un gruppo di artisti artigiani provenienti da tutta Italia. Obiettivo: sfruttare le possibilità offerte dalla rete e dai social network per far conoscere le loro storie, superando le restrizioni imposte dal Covid. Questa è una storia raccontata a tre voci: quelle di Sergio, Elisabeth e Chiara.

Che cos’è il progetto Ambarabà

288.300 imprese che danno lavoro a 800.000 persone: sono i numeri dell’artigianato artistico in Italia, secondo un’indagine condotta da Confartigianato nel 2019. Laboratori, atelier, botteghe storiche: un patrimonio ricchissimo di storie, esperienze e competenze.

Al di là delle cifre, la parola chiave è “persone”: le persone che gli artigiani incontrano nel loro lavoro e che scelgono le loro creazioni perché sono diverse. Non solo funzionali, ma realizzate con arte e cura. E, soprattutto, uniche. Dietro ad un lavoro artigianale ci sono la ricerca, l’abilità tecnica e lo studio ma anche le notti insonni, le mani scolpite dalla pialla o imbiancate dall’argilla, i pianti e gli abbracci.

Elisabeth e Sergio (credit: Ambarabà)

I mercatini itineranti, le fiere, i piccoli e grandi eventi sono occasioni importantissime per raccontare tutto questo e farsi conoscere: come si può fare, in questo periodo in cui ogni evento è sospeso? Se lo sono chiesti Sergio ed Elisabeth, due artigiani di Ferrara che, nel loro laboratorio, coltivano l’arte antica della ceramica.

Oggi quasi tutti hanno smartphone e connessione internet e quasi tutti sono sui social. Mezzi potenti, che azzerano le distanze e offrono l’opportunità di farsi conoscere, anche al di fuori della propria regione o del proprio paese. Perché non usarli, allora, questi mezzi?

Così, i due ragazzi chiamano a raccolta gli amici artigiani che hanno conosciuto a eventi e fiere in tutta Italia e creano un gruppo Facebook che chiamano Ambarabà. Sergio e Elisabeth lo raccontano così: “Abbiamo pensato di usare i social network per fare conoscere l’artigianato italiano e fare rete davvero. Si lavora insieme, ognuno svuota le tasche e mette sul tavolo quello che ha”.

Chiara (credit: Ambarabà)

Il progetto nasce lo scorso gennaio, il mese dei nuovi inizi: nel gruppo, gli artigiani condividono contatti, esperienza e la loro capacità di comunicare sui social. In pochissimo tempo, Ambarabà raccoglie più di 1.600 aderenti: artigiani, appassionati, creativi.

Come funziona Ambarabà

“Vogliamo raccontarci – spiega Sergio – vogliamo portare le persone nei nostri laboratori, come se fossimo davanti a loro”. Per questo i post, le foto, i video mostrano come nascono le creazioni di un artigiano, come lavora, quali storie modellano un oggetto. Per questo, Ambarabà racconta quello che non si può toccare, ma lo fa in un modo così autentico e sincero che il calore, il colore, l’umanità attraversano lo schermo.

Il gruppo è aperto a tutti, ma gli artigiani che possono proporre i propri contenuti sono selezionati da una commissione artistica interna secondo criteri precisi:

  • Qualità artistica delle creazioni artigianali;
  • Presenza attiva su social network, in particolare su Facebook;
  • Capacità di raccontare la propria attività sul web;
  • Condivisione dei valori del gruppo: volontà di collaborare, amicizia, solidarietà.

Al momento, del direttivo di Ambarabà fanno parte 10 artigiani, tra cui anche Chiara di Chimajarno. Le scelte organizzative sono democratiche e trasparenti, ma all’interno del gruppo i compiti sono assegnati con precisione. Chiara, ad esempio, definisce il piano editoriale e programma il calendario delle pubblicazioni: “I social seguono regole matematiche: stiamo cercando di capire meglio il loro funzionamento”.

Elisabeth, Sergio e i loro colleghi hanno intuito subito il potenziale dei social network come mezzo per comunicare e promuoversi. “Con il nostro progetto, vogliamo dire agli artigiani che esistono strumenti che ci permettono di lavorare anche senza eventi e mercatini”. E che possono arrivare molto lontano. È quello che è successo ai due artigiani ferraresi, che attraverso il web si fanno conoscere nel nostro paese e all’estero: le loro ceramiche sono arrivate in Gran Bretagna, in Olanda, perfino in Australia.

Autentico Made in Italy

Incredibile? Sì, ma fino a un certo punto. In fondo, l’Italia è celebre in tutto il mondo per le sue creazioni. Solo che, quando si pensa al Made in Italy, la mente corre alle grandi case di moda, alle industrie del design, alle automobili.

“Noi artigiani facciamo fatica ad essere riconosciuti come un’eccellenza italiana, eppure siamo espressione del Made in Italy più autentico – spiega Sergio – creiamo con materie prime locali, riproponendo tradizioni secolari che altrimenti si spegnerebbero, e combattiamo per tenere vivi i piccoli centri”.

Pensate anche a quello stile di vita italiano che gli stranieri cercano nel nostro paese e che oggi noi stessi stentiamo a ritrovare: l’accoglienza, la creatività che inventa soluzioni, il fare comunità attorno a una piazza. Nei negozi e nei laboratori artigiani dei nostri borghi e delle nostre città tutto questo si tocca con mano: la sfida di Ambarabà è riuscire a comunicarlo online, arrivando con la stessa immediatezza a un pubblico molto più grande.

Quante volte siamo entrati in una bottega artigiana e abbiamo assaporato l’atmosfera che si respira dove qualcuno crea? Il silenzio pieno di meraviglia si intreccia alla parola di chi chiede e al racconto di chi risponde. Se è vero che l’istinto di narrare è tra i più antichi del mondo, lo stesso vale per il bisogno di creare. Sergio lo afferma con orgoglio: “Noi artigiani siamo i figli dello stupore dell’uomo primitivo. L’uomo che, sulla riva dei fiumi, modellò i primi recipienti dall’argilla e dal fuoco”.

Reagire per aprirsi al futuro

L’artigianato artistico vive di relazioni, fa parte della comunità e crea comunità. Quei rapporti umani che, da un anno a questa parte, danno agli artigiani forza ed energia per andare avanti. Elisabeth racconta: “Durante il lockdown ci arrivavano le videochiamate dei clienti, che ci facevano entrare virtualmente nelle loro case e ci sostenevano”. Lo stesso capitava a Chiara, che riceveva foto, messaggi, pensieri: “Qualcuno mi diceva “Indosso la tua collana perché mi fa stare bene”, e questo mi regalava felicità e coraggio”.

È attingendo a quella forza e a quel coraggio che è nato il progetto Ambarabà. In un momento in cui molti hanno ceduto alla tentazione di lasciarsi trascinare dalla corrente, Ambarabà va “in direzione ostinata e contraria” (e perdonatemi la citazione: credo che stavolta De André non se la prenderà).

Vittorio e Fernanda (credit: Ambarabà)

Ormai ne abbiamo le scatole piene della parola resilienza: eppure, se c’è un progetto a cui questa parola calza a pennello, è proprio Ambarabà. Nelle storie e nei racconti degli artigiani la capacità di non mollare diventa un esempio da seguire. Non l’esempio distante e senza graffi degli eroi, ma il racconto umano e quotidiano di chi procede un giorno alla volta, senza arrendersi. E agisce, non si rassegna, aiuta.

In molti hanno capito il valore di questa iniziativa e sono già arrivate richieste di contatto e proposte di collaborazione. Come quella ricevuta dalla curatrice di un importante evento dedicato all’artigianato artistico, che ha invitato il gruppo di Ambarabà ad essere protagonista della prossima edizione.

Su Ambarabà Sergio, Elisabeth, Chiara e i loro colleghi hanno scelto di raccontarsi, per raccontare il valore del loro lavoro e farlo apprezzare. Proprio in questi giorni, dal 22 al 31 marzo, gli artigiani realizzeranno anche una prima vetrina virtuale, dove le loro creazioni degli artigiani aderenti saranno messe in vendita.

Ambarabà: una parola che rotola sulla lingua come le palline lanciate in aria da un giocoliere. Un nome allegro per un progetto serissimo, nato dalla volontà di ricostruire insieme, dalla capacità di imparare, dalla voglia di sperimentare: e gli artigiani, in questo, sono maestri.

Link utili:

Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/371092067564198

Instagram: https://www.instagram.com/artigianatoambaraba/

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